La storia di Piazza Mercato

La storia di Piazza Mercato

Piazza Mercato è una delle piazze più importanti della città di Napoli e ha una lunghissima storia. Essa è stata per la città di Napoli il centro delle principali attività commerciali e al tempo stesso teatro di rivolte popolari contro le dominazioni straniere che si sono susseguite nei secoli. Prima della seconda metà del 1200 questa zona si chiamava “Campo del Moricino” o “Muricino”, perché si trovava subito fuori dalla cinta muraria cittadina.

All’epoca il fulcro delle dinamiche sociali ed economiche si teneva all’interno delle mura cittadine nei pressi di quella che oggi è la Basilica di San Lorenzo Maggiore.

Nel 1270, sotto il regno degli Angioini, Carlo I d’Angiò – fratello del Re di Francia – trasformò il “Campo del Moricino” in una grande spazio libero e pubblico, destinandolo prevalentemente ad uso commerciale. Fu così creato il “Mercato Nuovo”, per cui il commercio di ogni genere di mercanzie venne spostato verso la parte Est della città di Napoli, lungo la riva del mare – zona portuale – e fuori la cinta muraria cittadina.

Nel 1302 venne scritto e notificato l’atto di donazione e restituzione al popolo di questo vasto spazio libero di 3 ettari, che per sempre rimarrà libero da qualsiasi vincolo di proprietà ecclesiastica. Questo vasto luogo pubblico fu chiamato “Mercato di Sant’Eligio” o “Foro Magno”.

Così Napoli diventò città portuale e mercantile: la creazione del “Mercato di Sant’Eligio” aveva due importanti funzioni poiché, se da un lato permetteva un miglior funzionamento della vita dei cittadini, dall’altro incrementava i traffici e i commerci in Italia e in Europa.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero molte zone di Napoli, tra cui la storica e monumentale Piazza mercato, con i suoi antichi edifici. Con il dopoguerra iniziò il declino delle attività di molti commercianti andando sempre più ad indebolire la forza della piazza fino a che, in seguito all’apertura del CIS di Nola avvenuta nel 1986, molti commercianti della zona decisero di spostarsi fuori dalla città.

Il secondo millennio ha portato con sé progetti e tentativi, non sempre realizzati di riqualificazione di questo territorio, che è stato a lungo un enorme parcheggio a cielo aperto e dal punto di vista artistico soggetto ad atti di vandalismo.

Nel dicembre 2006 è stato costituito il consorzio “Antiche Botteghe Tessili” con lo scopo di organizzare la partecipazione degli operatori economici alle iniziative di riqualificazione e valorizzazione di quest’area. 

La storia di Piazza Mercato non è però solo legata al commercio. Essa conserva le tracce di momenti cruciali della storia di Napoli e ha narrato artisticamente le vicende splendide e tragiche del Sud. In quanto luogo pubblico, appartenente al popolo, in questa piazza si svolgevano anche le esecuzioni capitali.

La prima fu la decapitazione di Corradino di Svevia nel 1268. Tale efferato delitto si consumò sotto gli occhi del popolo napoletano che inorridì, anche per l’amore che ancora nutriva per gli Svevi ai quali era stato usurpato il regno da parte degli Angioini.

Corrado di Svevia era il nipote del grande Federico II di Svevia – Imperatore del Sacro romano Impero, re di Germania e re del regno di Sicilia (che comprendeva l’Italia meridionale, tra cui Napoli) -. Nel 1266 Carlo d’Angiò, con l’appoggio del papato, sconfisse Manfredi, figlio di Federico II e legittimo erede al regno di Sicilia, a Benevento, e si appropriò del regno di Sicilia, che così passò dagli Svevi agli Angioini. Nel 1268 Corradino, che aveva soli 16 anni, attraversò l’Italia per combattere contro gli Angioini: voleva vendicarsi dello zio Manfredi e riprendersi il regno, ma sfortunatamente per lui perse la battaglia e fu così decapitato proprio nel Campo del Moricino.

Si narra che sul luogo dove avvenne l’esecuzione fu edificata nel 1270 la chiesa di Sant’Eligio, per volere di Carlo D’Angiò e come atto di penitenza verso papa Clemente IV che aveva condannato la brutale uccisione del principe poco più che adolescente. Inoltre nella navata centrale dell’attuale chiesa di Santa Croce e Purgatorio sarebbe custodito il “ceppo dei cuoiai” su cui probabilmente fu decapitato il giovane.

Da allora ogni 29 ottobre si celebra una messa a suffragio nella vicina Basilica di Santa Maria del Carmine Maggiore che tuttora custodisce le spoglie di Corradino. Fu sventato, infatti, il tentato trafugamento del sepolcro su volere di Hitler, nel 1943, grazie ad alcuni monaci che nascosero i resti per evitarne il trasporto in Germania.

 Una storia molto particolare è anche quella legata al famoso arco della chiesa di Sant’Eligio. La costruzione della chiesa risale al 1270 per volere di Carlo d’Angiò, in seguito alla morte di Corradino di Svevia, e venne inizialmente dedicata ai santi Eligio, Dionisio e Martino e affiancata da un ospedale. L’arco è una costruzione successiva, risalente al Quattrocento, e tutt’oggi collega il campanile della chiesa con un edificio adiacente.

Sul primo piano vi è inserito un orologio, sotto la cui cornice sono rappresentate due testine che raffigurerebbero i protagonisti di una leggenda di epoca cinquecentesca narrata anche da Benedetto Croce. I due personaggi rappresentati sono una giovane fanciulla di nome Irene Malerbi e il duca Antonello Caracciolo.

La leggenda narra che il duca, nobiluomo senza scrupoli, si innamorò della giovane vergine, ma in seguito al rifiuto della donna fece condannare suo padre ingiustamente chiedendo, in cambio della sua liberazione, l’amore della fanciulla. Dopo la liberazione del padre la famiglia di lei chiese giustizia a Isabella di Trastamara, figlia del sovrano Ferdinando II d’Aragona, ottenendo come condanna lo sposalizio forzato della giovane da parte del Caracciolo, in modo tale che la donna acquisisse di diritto l’eredità dell’uomo, e la successiva morte di quest’ultimo per decapitazione.

  

 Un’altra triste esecuzione avvenuta nel 1647, in Piazza Mercato, fu quella di Tommaso Aniello d’Amalfi, conosciuto come Masaniello, un giovane nato e vissuto proprio in quelle strade (Vico Rotto), e che in seguito ad una rivolta popolare – contro le tasse imposte dagli allora governanti spagnoli sugli alimenti di prima necessità – era diventato Capitano del popolo napoletano. Il corpo venne sepolto nella Basilica del Carmine, dove il giovane cercò rifugio prima di essere decapitato e trascinato per le strade del Lavinaio. Nel chiostro della Basilica si trova una statua in suo onore. E’ dedicata al celebre Masaniello anche la piccola piazzetta che si trova a sud di piazza mercato, ai piedi del palazzo Ottieri. 

Durante il Regno di Ferdinando IV di Borbone, nel 1781, un incendio generato dai fuochi per festeggiare la madonna del Carmine, distrusse le botteghe di legno ma il Re fece ricostruire la Piazza dall’architetto Francesco Sicuro con botteghe nuove, la Chiesa di santa Croce e Purgatorio e tre splendide fontane: la fontana dei Delfini, dalla quale, si racconta, che Masaniello parlasse al popolo, la fontana dei Leoni e la fontana maggiore che attualmente non sono più presenti nella Piazza. 

 

Siamo nel 1799: sull’onda della Rivoluzione Francese, a Napoli, fu proclamata la Repubblica Napolitana, passata alla storia con il nome di Repubblica Partenopea, che resistette però solo pochi mesi.

Nel 1800 infatti venne restaurato il potere dei Borboni e tutti i repubblicani che avevano guidato la rivoluzione, tra cui principi, giuristi ed economisti che volevano applicare i principi dell’eguaglianza, della fratellanza e della libertà contro la monarchia assolutista dei Borboni, furono accusati di alto tradimento e condannati a morte. Molte esecuzioni di celebri personaggi, come quella di Eleonora Pimentel Fonseca, Gennaro Serra di Cassano, Luisa San Felice e Vincenzo Cuoco si svolsero a Piazza Mercato.

 Più di un secolo e mezzo dopo la monumentale restaurazione di Piazza Mercato ordinata da Ferdinando IV di Borbone i bombardamenti della seconda guerra mondiale danneggiarono gravemente la zona portuale e in particolare la piazza e i suoi stretti dintorni.

Questa volta la restaurazione post-bellica non rispettò la bellezza degli antichi luoghi. Nel 1958, a sud della piazza, fu realizzato un edificio moderno, il cosiddetto palazzo Ottieri: erano gli anni della speculazione edilizia laurina ed il palazzo Ottieri ne divenne il simbolo.