Sant’Eligio Maggiore

La Chiesa di Sant’Eligio Maggiore

 La Chiesa di Sant’Eligio Maggiore collegata al vicino edificio dell’Arco, mediante un cavalcavia. Essa rappresentava il più antico modello di architettura gotico-provenzale fatta erigere dai francesi a Napoli nel 1270 circa per volere di Carlo I d’Angiò.

Il portale d’accesso, a cuspide, è a sesto acuto, intagliato in piperno, con stipiti costituiti da colonnine a fascio.

Nell’interno ci sono quattro navate, le prime tre a sesto acuto, la quarta con archi rinascimentali a tutto sesto. La copertura della navata centrale e del transetto è a capriate lignee, mentre quella delle navate laterali è a volte costolonate.

In fondo alla navata centrale c’è una cappella Rinascimentale eretta da una confraternita di macellai a S. Ciriaco, come si legge nell’iscrizione sull’arco intagliato in marmo: “I macellai al loro patrono S. Ciriaco”, datata 1509, che il Filangieri ritiene “opera assai pregevole sulla maniera delle sculture del maestro Tommaso Summalvito da Como”.

Nella stessa cappella, degna di rilievo, c’era la croce di marmo della prima metà del ‘400, sul cui retro c’è l’effigie di Sant’Eligio, attualmente posta in fondo alla navata di sinistra.

L’abside poligonale con copertura ad ombrello è poco profondo e presenta a fianco due cappelle rettangolari a duplice crociera costolonata; in quella del SS.mo Sacramento, alla destra dell’altare maggiore, c’è l’icona della “Madonna alla Purità”, verso la quale già ai tempi di Sant’Alfonso era forte la devozione popolare e la cui festa, ancora oggi molto sentita, si celebra ogni anno l’ultima domenica di settembre.

Sul lato sinistro dell’altare maggiore si vedono due lastre marmoree raffiguranti una la Vergine tra Sant’Eligio e Santa Chiara d’Alessandria, l’altra il Cristo benedicente tra S. Giovanni Battista e S. Giovanni Evangelista, che facevano parte di un sepolcro della famiglia Boletto e che sono opere d’ignoto scultore, datate 1341.

Nella chiesa si conservano pochissimi frammenti di decorazione pittorica, posti sul sottarco a destra dell’altare maggiore e nei pressi dei finestroni del transetto a sinistra; poi su di un pilastro all’inizio della navata sinistra, in basso, vi è un frammento del Trecento che rappresenta un “Santo Vescovo”; sulla parete soprastante l’ingresso si possono notare brandelli di una Crocifissione datata 1478 ed infine, nella quarta navata, ci sono frammenti di affreschi del XIX secolo, opera di pittori napoletani di scuola giottesca.

Arco di Sant’Eligio

Si trova a chiusura di Piazza Mercato, risale al secolo XV e fu restaurato nell’Ottocento.

É detto anche arco dell’orologio, è a tutto sesto ed è inserito in una piccola torre a due piani: nel primo, in stile gotico, vi è l’orologio a doppio quadrante, nel secondo una finestrina anch’essa gotica, con stemmi aragonesi.

Anche dal lato opposto, che guarda nella zona Orefici, nella Piazza detta di Marianna ‘a capa ‘e Napule (da un busto di epoca romana che prima era in quel luogo e oggi è custodito in Palazzo San Giacomo), c’è la stessa disposizione.

Negli angoli dell’orologio esistono ancora delle antiche testine di marmo, di cui quelle che riguardano Piazza Mercato, una maschile barbuta e l’altra femminile, ricordano la leggenda del gentiluomo napoletano Antonello Caracciolo decapitato, per volontà della reggente Isabella, figlia di Alfonso II d’Aragona, in Piazza Mercato per avere usato violenza a Costanza del Pizzo.

L’Arco fu eternato in tutta la pittura dell’Ottocento e celebre è il dipinto di Vicenzo Migliaro.

L’orologio

Per quanto riguarda l’orologio c’è un riferimento ad esso piuttosto vago all’inizio del ‘500 da parte del cronista Giuliano Passero, mentre notizie certe si rilevano dal Summonte verso la fine del ‘500.

L’antico orologio era fermo dal 28 marzo 1943, allorché nel vicino porto saltò in aria la nave mercantile “Caterina Costa”, con 6000 tonnellate di esplosivo nelle stive.

Dopo cinquant’anni di silenzio, l’8 maggio 1993, ha ripreso a segnare le ore, grazie all’impegno dell’associazione culturale “Nea Ghenesis” e della Parrocchia di Sant’Eligio Maggiore. La Nea Ghenesis, infatti, è stata promotrice di una serie di concerti di musica sacra che si sono svolti nella chiesa di Sant’Eligio e che hanno consentito di raccogliere parte dei fondi necessari per un primo, determinante intervento di restauro.

Il 24 giugno 1997 l’iniziativa “Un salvadanaio per l’orologio” sostenuta dall’allora Presidente della Circoscrizione Mercato–Pendino, Gianfranco Wurzburger, coadiuvata dai commercianti della zona che ospitarono nei loro negozi tanti piccoli salvadanai per consentire la raccolta dei fondi necessari al restauro, ed ancora una volta dalla Comunità parrocchiale di Sant’Eligio con il suo Parroco Don Paolo Bellobuono, ha consentito il ripristino del secondo quadrante, quello rivolto verso San Giovanni a Mare, che ha completato il funzionamento dell’orologio.

Non va dimenticato, inoltre, il contributo dato ad entrambe le iniziative dagli alunni della S.M.S. “Paolo Borsellino” già “Galvani Volta–Diamare”, che ha adottato il monumento.

Il santo

S.Eligio vescovo francese, nacque a Chaptelat, nel Limousin, nel 588 circa da una famiglia gallo-romana di condizioni modeste. Apprese l’arte dell’oreficeria a Lione, dove i genitori lo avevano mandato come apprendista presso un orefice di nome Abboname, monetiere reale. Successivamente si trasferì a Parigi dove conobbe un certo Bobone, tesoriere del re, che lo prese a lavorare nella sua officina. A questo periodo risale il famoso episodio del trono d’oro che il re Clotario II, su indicazione di Bobone, commissionò ad Eligio, fornendogli una certa quantità di metallo. Eligio fece il trono, ma poiché gli restava ancora dell’oro ne fece un altro e ciò gli valse le felicitazioni e la fiducia del re.

Clotario lo nominò suo orefice e monetiere; diverse monete d’oro del tempo portano, infatti, la sua firma. Alla morte di Clotario, il nuovo re, Dagoberto I, lo confermò monetiere regale ed inoltre gli affidò missioni speciali. Nel 632 fondò a Solignac, nel Limousin, un monastero femminile dedicato a San Marziale di Limoges. Per la sua incessante opera contro la corruzione che inquinava il reame, nel 641 fu elevato vescovo di Noyon-Tournai e fu consacrato il 13 maggio dello stesso anno. Eligio fondò molti monasteri nella sua diocesi e per convertire i pagani intraprese numerosi viaggi apostolici, che lo portarono nelle Fiandre, nelle vallate dell’Escaut quest’ultima missione non ebbe successo. Morì nel 660 e le sue reliquie furono poi solennemente riportate dall’Olanda a Noyon.

Il suo culto si diffuse rapidamente dal nord della Francia, poi in Germania ed in Italia, particolarmente a Roma, Napoli e Bologna. Sant’Eligio è patrono degli orefici, dei maniscalchi, dei fabbri, dei mercanti dei cavalli e, ai giorni nostri, dei meccanici e di tutti i metallurgici. Era considerato anche il patrono dei cavalli e la cerimonia della benedizione di questi animali sussiste ancora il giorno della sua festa in molte province francesi. La festa di Sant’Eligio si celebra il 1° dicembre.